Discorso di Rossella Ortolani (SCA) letto da Chiara Tinuzzo (SCA) alla Manifestazione “Primum Non Nocere” del 4 settembre 2021 a Roma

“Sono qui oggi per offrire degli spunti di riflessione sul mondo della scuola: un pensiero va ai genitori a tutti i genitori preoccupati per la salute mentale dei propri figli post-Covid.

Vorrei invitare queste persone ad andare oltre, senza rimpianti e col coraggio e la lungimiranza di chi capisce che non è più possibile stare in una zona di comfort, perché non esiste più una zona del genere.

Tutti siamo chiamati a fare delle scelte, tutti dobbiamo informarci, tutti dobbiamo usare in modo creativo il nostro pensiero e liberarlo da un paio di ganci che potrebbero influenzare negativamente le nostre scelte per i nostri figli.

Primo gancio: la paura.

Se io mando mio figlio a scuola con la scuola che abbiamo visto e subìto fino ad oggi, devo farlo non per paura di assumermi la responsabilità di scelte alternative, non per paura di escludere mio figlio e forse me stesso dal clan, non per paura del cambiamento.

Lo mando a scuola perché ritengo che quel modello di istruzione è valido e quel modello educativo non farà danni, anzi farà crescere mio figlio in serenità e consapevolezza.

Se non credo a questo e penso che mio figlio stia subendo imposizioni ingiuste, abbia danni alla salute sia fisica sia mentale, sia inibito nella libera espressione della sua affettività, socialità, intelligenza, fisicità, creatività, allora non posso essere titubante.

Perché ho atteso un anno per vedere come andava e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: punizioni ingiuste per comportamenti pedagogicamente leciti, divisione fra delatori e liberi pensatori, trattamenti sanitari forzati, terrorismo psicologico martellante, rituali imposti di igienizzazione, distanziamento da persone e materiali, mascheramento, controllo sociale.

Adesso non ho più scuse, perché sono cosciente che la morsa non si allenterà, anzi si va stringendo.

La paura allora non può più essere quella di cambiare e di assumersi le conseguenze di essere fuori dal giro istituzionale, la paura deve essere finalizzata a quanto segue:

  • Quali sono i danni che questa storia sta procurando a mio figlio?
  • Che segni lasceranno nella sua psiche anni di scuola fatta in questo modo?
  • Quali saranno i ricatti che dovrò subire per rimanere dentro alla scuola pubblica?

Di tutto questo dobbiamo avere paura!

E vi dirò di più: io sono terrorizzata dai danni che i piccoli delatori possono fare all’interno dei gruppi classe, perché il sospetto, la divisione, la denuncia ingiustificata sono sempre stati alla base di ogni dittatura: a partire dal comunismo russo e cinese, per finire col fascismo e il nazismo.

E i danni a livello psicologico che il tradimento di un amico o di un’amica o della mia insegnante può fare su una psiche giovane e ingenua, come quella dei bambini e degli adolescenti, possono ripercuotersi negli anni e minare la fiducia negli altri.

Secondo gancio: il conformismo.

Io sono parte di un gruppo sociale e seguo l’onda. Oggi l’onda mi dice: ‘Sono stata a farmi il vaccino. È stato un momento, direi, quasi romantico, percheé eravamo tutti lì per lo stesso scopo. C’era un senso di comunità...’

Non cadere nel tranello è roba dura. Quasi da masochisti, perché tutti vogliamo essere accettati e tutti vogliamo far parte di un clan con cui identificarci e riconoscerci.

I nostri bambini si vogliono mettere la mascherina per non essere diversi, per essere parte del gruppo, accettati e inclusi. E a volte mal tollerano i genitori che si oppongono alle regole.

Se li teniamo nella scuola pubblica dobbiamo essere preparati ad una manipolazione delle coscienze dei nostri figli. Ed è di questo che dobbiamo avere paura!

E allora diamo un’occhiatina ad alcune delle tecniche di manipolazione di Goebbels perfettamente applicate durante il nazismo: perché non è stato inventato nulla in questa ennesima narrazione dell’Ombra.

  • La più famosa: Principio dell’orchestrazione: si propaganda un piccolo numero di idee in modo martellante. Si fa finta di presentarle sotto varie prospettive, ma alla fine il messaggio è sempre il solito. ‘Una menzogna ripetuta all’infinito, ripetuta costantemente, diventa la verità’, ecco perché ci martellano con i mezzi di informazione… unica.
  • Principio della semplificazione del nemico unico: un unico virus, un unico nemico, a cui dare un’etichetta, ad esempio i no-vax, responsabili di tutti i mali.
  • Principio dell’unanimità: i mezzi di informazione hanno fatto in modo che le opinioni dei pochi, che potevano parlare attraverso gli schermi, fossero condivise e diffuse in modo da far credere ad una falsa unanimità che rinforza l’appartenenza al gruppo.
  • Principio di volgarizzazione: propaganda popolare e adattata a un livello basso di intelligenza (no comment)
  • Principio del metodo del contagio: fare di tutti gli avversari un’unica categoria, cioè fare di tutta l’erba un fascio. Infatti ricordo che all’inizio di questa storia, chi manifestava era di estrema destra sempre e comunque.
  • Principio della trasposizione: si traspongono i propri difetti e i propri errori sugli avversari come se si fosse ad uno specchio, così da creare confusione e disorientamento. E se non basta negare le cattive notizie – che prima o poi vengono fuori – e dare la colpa di esse agli altri, si distraggono le masse con nuove notizie inventate ad hoc. E qui gli esempi si sprecano, ad esempio dare la colpa ai non vaccinati del non stop epidemico, quando l’anno scorso di questi tempi senza vaccinati si stava molto meglio.
  • Principio dell’esagerazione e del travisamento: trasformare ogni piccolo accadimento in una minaccia grave da cui dipende la sopravvivenza della società, per esempi, con l’obiettivo di gettare sospetti su ogni mossa dell’avversario… Ci si potrebbe scrivere un libro in merito a come quei cittadini di uno stato democratico che si informano e dubitano di un trattamento sanitario di massa con un siero genico sperimentale siano diventati oggetto di caccia alle streghe, con tanto di titoli di giornali al riguardo.
  • Principio della verosimiglianza: Attenzione! Questo principio dice: costruire argomenti fittizi a partire da fonti diverse, oppure attraverso informazioni frammentarie, oppure fabbricare calunnie o mistificazioni divulgate regolarmente e costantemente, presentando tali argomenti come confermati da fonti solide e autorevoli. ‘Vale di più una bugia che non può essere smentita di una verità inverosimile.’ Mi viene in mente il pipistrello di Wuhan, o ancora prima le false epidemie di morbillo o di meningococco per spingere la gente a vaccinarsi, l’impianto di un apparato in totale sicurezza delle nostre scuole bunker su parere degli esperti, l’affare tamponi e mascherine… e chi più ne ha più ne metta.
  • E per ultimo il principio della trasfusione: c’è sempre un inconscio collettivo su cui fare leva, dove paure ataviche, pregiudizi, difese o atteggiamenti collettivi si trasmettono di generazione in generazione, producendo, appena vengono attivati, risposte cariche di emozioni, impulsive e compulsive.

Far leva sulla paura della morte – e la morte in sofferenza e solitudine – innesca meccanismi istintivi di difesa e protezione del singolo e del clan che non hanno a che vedere né con la logica né con il buon senso. Ecco perché ci siamo meravigliati, in questa occasione, dei cambiamenti fatti da tante persone che stimavamo.

Questi signori artefici di tutte le dittature della Terra hanno attivato l’archetipo della Paura per eccellenza, che una società improntata sulla sicurezza a tutti i costi e sulla protezione della vita a tutti i costi si è creata l’illusione di poter rimuovere dalla coscienza.

Ma voi mi direte: che c’entra tutto questo con la scuola? Tutto questo è già passato nella memoria cellulare dei nostri bambini e dei nostri ragazzi, perché nessuno ha voluto e potuto proteggerli da ciò che è accaduto, anzi ce li abbiamo tuffati dentro senza prepararli, senza minimizzare, senza sconti di nessun tipo.

I nostri bambini e adolescenti hanno vissuto la logica della separazione, dell’isolamento dal contesto sociale in cui fino a ieri erano inseriti (adesso col pass per i giovani si accentuerà all’ennesima potenza) e questo è un danno che si percepisce chiaramente: quando incontro i miei ex alunni non mi abbracciano più, anzi mi salutano a distanza con la manina e non fanno neppure il gesto emotivo di provare ad avvicinarsi. Sono già stati controllati e debitamente catechizzati: l’altro, anche se gli voglio un bene dell’anima, è un nemico pericoloso e io devo rinunciare a esprimere qualsiasi emozione nei suoi confronti. Agli psicologi le conclusioni…

La scuola comunque su questo si era già avvantaggiata: sono decenni che separa (perché separare nella mente è separare nel cuore). Separa discipline, attività, bambini sani da quelli etichettati, parcellizza le conoscenze, disorienta, crea gruppi di alunni troppo grandi che alla fine spaventano e spingono all’isolamento o alla formazione di gruppetti divisi e in lotta fra loro.

La scuola spezzetta in tante inutili verifiche con risposte a crocette snervanti, in tanti argomenti non collegati fra loro, perché tendere all’unitarietà dell’insegnamento è pericoloso: forma il pensiero!

Questo momento storico ha aperto quel famoso vasino di Pandora su ogni aspetto della vita sociale e ha dato modo a molti genitori, finalmente, di rendersi conto che la scuola fa acqua da tutte le parti e per molti motivi.

Cosa fare?

Proporrei di guardarci dentro e chiederci cosa davvero avrebbe voluto il nostro bambino interiore dal mondo dei grandi, magari chiedendolo direttamente ai nostri figli.

Io – che sono molto amata dai miei alunni perché sanno che la mia bambina interiore parla sempre con me – un’idea ce l’avrei e la riassumo facendo mie le parole di Zavalloni nella sua splendida Carta dei Diritti Naturali dei bambini:

Ogni bambino e bambina sulla Terra ha diritto a sporcarsi con la terra, la sabbia, la farina;

ha diritto agli odori, ad annusare il profumo dei fiori, del bosco, del mare.

Ha diritto al dialogo, e io dico non si dialoga con un bavaglio sulla bocca;

ha diritto all’uso delle mani, per fabbricare, smontare, rimontare, attaccare, incollare e meglio se in gruppo e in spazi adeguati dico sempre io.

Ogni bambino e bambina ha diritto ad essere selvaggio, a salire sugli alberi, a esplorare i torrenti, a respirare aria pura.

Ma credo che adesso dobbiamo aggiungere anche diritti ancora più fondamentali che sono stati calpestati: ogni bambina e bambino ha diritto a non aver paura di vivere, ha il diritto di sentirsi libero di correre, saltare, muoversi, toccare, abbracciare, condividere, progettare in gruppo, scambiarsi gli astucci e i giochi, giocare e giocare e giocare al chiuso all’aperto, al mare, in montagna, in città, senza nessuna restrizione, senza nessun bavaglio, senza nessun’altra imposizione, se non quella che viene dall’amore e che sarà sempre una sola:

SII FELICE!

Questa è l’unica scuola possibile dopo questo periodo macabro e surreale: la scuola dell’amore, della libertà e della liberazione dalla paura.

I bambini sono splendidi e a tratti felici perché sono dentro a un guscio di unità psico-fisica primordiale. Separare la loro realtà vuol dire renderli infelici. Se vogliamo altro per loro dobbiamo scegliere diversamente oggiadessoè un buon momento per farlo.

Io invito sempre e comunque a non scartare l’ipotesi della scuola parentale dove – chi mi conosce lo sa – sto collaborando da qualche anno: è una bella sfida ma ne vale la pena. Ci si mette in gioco, si collabora, ci si scontra ma si lavora fianco a fianco genitori e insegnanti per un unico obiettivo: oggi salvare i nostri bambini e adolescenti da questo film dell’orrore; per il futuro, avere l’occasione di ripensare la scuola in modo totalmente diverso, che non vuol dire solo girellare per i boschi a caccia di tracce, ma rimanere nella globalità di approccio alla realtà, tipica della mente del bambino, vuol dire rispettare tempi, spazi, modalità di apprendimento e modalità di sentire, tipiche dell’età evolutiva. Vuol dire tendere all’unitarietà delle proposte attraverso continue sperimentazioni multisensoriali e alla stimolazione della creatività, del pensiero critico, oltre che scientifico. Vuol dire rispetto del proprio corpo, delle proprie emozioni, sentire che siamo tutti collegati fra noi, con le piante, gli animali, le rocce e con la nostra grande Madre Terra.

Se ci sarà ancora scuola, non credo si possa prescindere da tutto questo nel futuro, quindi cominciamo a pensare a quello che davvero vorremmo per i nostri figli!

Concludo con un’ultima riflessione sui bambini meno fortunati: io ho amici che hanno perso un figlio per danni da vaccino, altri che hanno dovuto lottare per anni – anche contro la scuola – per dare una vita normale a un figlio danneggiato da vaccino, e tutti questi sono fuori dalle statistiche perché non sono stati riconosciuti dalla medicina.

Nelle scuole italiane, in questi ultimi anni, si fa fatica a trovare insegnanti di sostegno perché stiamo assistendo a un aumento vertiginoso di bambini con una qualche forma di disabilità. Nella mia scuola che aveva 15 classi, 25 anni fa, c’erano solo 2 insegnanti di sostegno. Adesso siamo in un trend che porterà rapidamente a un insegnante di sostegno per classe, con a volte 2 bambini disabili nella stessa classe. E non mi si venga a dire che ora si etichettano e in passato invece no. Perché i neuropsichiatri danno la certificazione col contagocce ed è molto probabile che i numeri di questi bambini siano arrotondati per difetto e non per eccesso.

Come insegnante che ama i bambini a lei affidati, non posso non denunciare ciò che vedo e che sta accadendo: è molto facile, ma antiscientifico, imporre trattamenti sanitari senza fare vaccinovigilanza attiva e non solo passiva e disconoscendo il nesso di causalità fra vaccino e effetti collaterali, come fanno spesso molti pediatri. È molto facile, ma antiscientifico, non fare nessun tipo di studio sullo stato di salute delle nuove generazioni e sui motivi delle liste d’attesa infinite in neuropsichiatria infantile o in logopedia a cui stiamo assistendo da anni. E direi che è ingiusto e vergognosamente incivile lasciare le famiglie dei danneggiati da vaccino completamente sole, senza aiuti psicologici ed economici.

Chiunque dovrebbe pretendere chiarezza anche su questo prima di accettare di far iniettare nel corpo dei propri figli un siero genico sperimentale. Perché tutti dobbiamo essere coscienti che i nostri giovani non sono cavie da laboratorio.

Nel frattempo, ogni genitore con figli minorenni non esiti a scegliere con coraggio e responsabilità, perché – come stiamo vedendo – i vostri figli non li potrà proteggere nessuno se non voi.

Siamo ancora in tempo, diamoci da fare!”