FRANCO LORENZONI:

I BAMBINI PENSANO GRANDE – Cronaca di una avventura pedagogica

Recensione a cura di Marika Adianto

L’AUTORE

Franco Lorenzoni è un maestro elementare e insegna in Umbria. Ha ideato, negli anni ’80 del secolo scorso – e continua a gestire insieme a Roberta Passoni, maestra anche lei – la Casa Laboratorio di Cenci, un centro di sperimentazione educativa e pedagogica. È anche protagonista di un documentario: “È meglio che tu pensi la tua. Un anno in quinta elementare con il maestro Franco Lorenzoni”, regia di Davide Vavalà.

LA CITAZIONE

Io credo che la scuola dovrebbe sempre mettere al centro la bellezza nelle attività proposte ai bambini.”

PERCHÉ LEGGERE QUESTO LIBRO?

Lorenzoni, in questo testo, racconta un anno di vita di una quinta elementare. Riportando esperienze, dialoghi, riflessioni e suggestioni ci parla di una scuola in cui, primariamente, si “incontra se stessi”, ci si ri-trova. La sua pedagogia considera centrale il dialogo con i bambini, è fatta di scoperte quotidiane, di domande più che di risposte, una pedagogia dell’ascolto, del pensare insieme. Lorenzoni, con il suo lavoro, ci ricorda che un buon insegnante non è chi spinge gli alunni a pensare come lui, ma è chi fornisce stimoli e strumenti per costruirsi la propria opinione; ci induce a riflettere sulla necessità di coltivare l’attesa, andare piano, creare momenti in cui si possa davvero incontrare qualcosa profondamente, ci porta inoltre alla scoperta del cerchio narrativo, una pratica che consiste, semplicemente, nel mettersi seduti per terra in cerchio, una pratica che risulta però essere un momento di grande valore sociale in cui si impara, guardandosi negli occhi, ad ascoltare gli altri.

ALLA SCOPERTA DI ALTRI TESTI DI FRANCO LORENZONI

UN BRANO TRATTO DAL LIBRO

Sono infatti convinto che la scuola, se ha l’ambizione di educare alla libertà, non deve imitare ciò che accade nella società, ma operare per contrasto, in modo critico e concreto. Se vuole essere luogo di creazione culturale aperto al futuro, non deve appiattirsi sul presente. Se tutti passano ore ed ore incollati a schermi di ogni dimensione, dobbiamo delimitare un luogo protetto dove osservare le cose più semplici come un albero, la pioggia, la luce del sole che muta i colori delle cose al passaggio delle nuvole.”