Come si fa didattica a distanza nella scuola dell’infanzia?

Per quanto mi sforzi di fare,
nulla mai potrà colmare
il buon giorno, il benvenuto,
tu che mi corri incontro per il saluto.

L’odore di gomma, di matita,
colori e colla tra le dita,
il caffè finto nella tazzina
che mi porgi con la manina.

I pianti e poi i sorrisi
che cambiano sui visi,
i disegni con il cuore
per donarmi un po’ d’amore.

I momenti di malinconia
che con un abbraccio volano via,
le storie, le letture,
le parole e le avventure.

I sogni e la speranza
che mai avrà una didattica a distanza…

Angela Rosa Nigro
Scrivo per esprimere alcune considerazioni in merito all’istruzione scolastica in questo periodo.
Io lavoro in ambito sanitario, e quindi non ho mai smesso di lavorare in questo frangente, ed ho due figli in età scolare, uno frequenta la prima media e l’altro la seconda superiore.
Dopo le vacanze di Carnevale, in seguito alla chiusura della scuola a causa di questa epidemia, passato un breve lasso di tempo di empasse, gli insegnanti si sono attivati dapprima inviando brevi video e audio (durata 5-15 minuti l’uno) e compiti da scaricare, eseguire e rinviare alla loro casella mail o sul registro elettronico.
Questa prima modalità di interagire con gli studenti risultava molto dispersiva e caotica in quanto ognuno di loro adottava un sistema di comunicazione diverso e richiedeva molto impegno seguire tutti gli insegnanti, per cui dal 17 marzo è stata creata una classe virtuale sulla piattaforma di e-learning Edmodo, integrata dal 3 aprile con videolezioni tramite Zoom Cloud Meetings.
Alcune settimane fa ho sentito in TV una dichiarazione della ministra dell’istruzione Lucia Azzolina nella quale asseriva che la situazione scolastica era a posto, in quanto gli insegnanti si erano prontamente attivati con sistemi di formazione a distanza, riuscendo a riprodurre l’intera attività scolastica come se fosse svolta in aula, e quindi non era utile posticipare la fine delle lezioni oltre il termine già stabilito.
Io reputo che questa affermazione della ministra Azzolina non corrisponda assolutamente alla reale situazione scolastica.
La spiegazione delle lezioni avviene per mezzo di brevi audio o video (massimo 15-20 minuti) dove viene esposta solo una minima parte di tutte le nozioni presenti sul libro di testo (per esempio un intero capitolo), in più senza possibilità di interazione da parte dell’alunno per poter chiedere ulteriori spiegazioni in caso di mancata comprensione. Il che comporta che il genitore sia costretto a riprendere la spiegazione dell’argomento trattato. Ma io faccio già il mio lavoro e trovo ingiusto che al rientro a casa io debba vestire i panni dell’insegnante, anche per pomeriggi interi. E non bisogna dare per scontato che tutti i genitori abbiano una preparazione sufficiente a tale scopo.
Gli studenti, specie quelli più piccoli, non hanno una maturità e una conoscenza informatica tali da saper gestire in autonomia le piattaforme digitali: guardare i video, scaricare i compiti assegnati, svolgerli, fotografarli o scannerizzarli, caricarli sulla piattaforma e inviarli all’insegnante è un processo che comporta un notevole impiego di tempo e ancora una volta i genitori sono chiamati a scendere in campo.
Le videolezioni son partite il 3 aprile e dopo una settimana ne erano state svolte 4 della durata di un’ora l’una per un totale quindi di 4 ore settimanali di lezione: se si esclude la prima che era di presentazione e aggiornamento della situazione/risoluzione problematiche/richiesta informazioni, restano 3 ore di lezione durante le quali si è proceduto per lo più alla correzione dei compiti e brevi spiegazioni. Ancora non è iniziata l’interrogazione individuale degli studenti. Ora aspetto di vedere come andranno le settimane seguenti perché mi pare che 3 ore di lezione a settimana siano ben lontane dal monte ore svolte in aula.
I compiti a casa svolti e rinviati sulla piattaforma Edmodo ovviamente non sono soggetti a nessun controllo dell’autore da parte degli insegnanti e quindi a mio avviso possono essere corretti dagli insegnanti, ma non devono essere ritenuti validi ai fini della valutazione dell’apprendimento in quanto potrebbero essere stati svolti da chiunque (genitori, fratelli, …)
Tutto quanto da me esposto riguarda la situazione del figlio che frequenta la prima media, perché l’altro si gestisce da sé, ma mi riferisce che la sua situazione non si discosta molto da quella del fratello.
Per questi motivi ho deciso di non supportare più mio figlio nella gestione della piattaforma di e-learning e nell’esecuzione dei compiti per casa e di non sostituirmi più, pur essendone in grado, agli insegnanti nelle spiegazioni delle lezioni, in modo che emerga qual è la reale situazione di questa improvvisata scuola digitale. Se continuassi a farlo mi sentirei complice di questo sistema di istruzione che disapprovo fortemente.
Pur comprendendo che ci si trova in una situazione di grave emergenza e senza sottovalutare o denigrare l’impegno degli insegnanti che davvero si sono attivati per supplire virtualmente alla chiusura delle scuole, questo non è un modo adeguato di fare istruzione.
A mio avviso si doveva considerare che è stato completato un solo quadrimestre (50% della didattica) e quindi l’anno scolastico andava ripetuto per tutti gli studenti di ogni ordine e grado. Sono consapevole che si sarebbe trattato di una scelta forte che avrebbe sollevato molte polemiche e contestazioni sia da parte dei docenti che dei genitori e sono altresì consapevole del fatto che per lo Stato uno studente che siede sui banchi di scuola per un anno in più è un costo in più non preventivato, ma così facendo si è messa da parte la cultura.
Stiamo toccando con mano in questi giorni che cosa ha significato mettere da parte per anni la sanità pubblica sminuendone l’importanza con tagli, riduzioni, chiusura di strutture, mancato rimpiazzo del turnover, apparecchiature e strutture obsolete e abbiamo sbattuto la faccia dovendoci ricredere.
Adesso continuiamo a farlo con l’istruzione che negli anni ha subito la stessa mortificazione della sanità? Davvero non impariamo mai dai nostri errori!
Molti genitori sono contenti “perché quest’anno li promuovono tutti”, altri dicono “tanto il prossimo anno i ragazzi sono tutti nella stessa situazione” oppure “faranno il programma di quest’anno l’anno prossimo”: a me queste dichiarazioni mettono una grande amarezza.
Inizieremo l’anno prossimo già con grandi lacune, per questo sto valutando di chiedere che i miei figli vengano respinti e ripetano l’anno scolastico. Perché per me la cultura, al pari della salute, è ancora un valore.
Paola

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