Scuola è… Vita, il nostro futuro, guardarsi negli occhi, respirarsi fino in fondo, fare pace dandosi la mano, la carezza tenera della maestra, stare vicini, lavorare in gruppo a un progetto comune, un mosaico di emozioni palpabili, accogliere tutti, sognare a occhi aperti, scrivere a mano, un’esperienza reale, costruire il futuro crescendo insieme.

Siamo noi: cittadini, genitori, studenti, alunni, bambini, pedagogisti, psicologi, educatori, insegnanti, dirigenti scolastici, professori universitari.

Dalle ceneri della didattica dell’emergenza nascerà una nuova didattica della vita e delle relazioni umane.

La scuola respinge con coraggio il distanziamento dei bambini e dei ragazzi, l’abuso delle tecnologie e l’obbligo di dispositivi di protezione che vadano a discapito delle relazioni umane e della salute.

La didattica a distanza, anche se utile, non può avviarsi a divenire strutturale prevaricando sulla didattica in presenza, la sola che possa garantire le relazioni interpersonali necessarie alla crescita umana e cognitiva degli studenti.

Digitalizzare gli istituti scolastici con banda ultralarga non rappresenta una seria proposta formativa per il nostro paese. Servono investimenti straordinari e coraggiosi per aumentare su tutto il territorio nazionale gli spazi da destinare all’istruzione e il numero dei professionisti dell’educazione.

Può la Scuola accettare che un solo minore venga emarginato? Può la Scuola citata nell’articolo 34 della Costituzione italiana non essere per definizione una Scuola che accoglie?

L’inclusione di cui tanto si sente parlare non passa solo dall’accogliere e dal progettare percorsi personalizzati per alunni con disabilità o con bisogni educativi speciali o con disturbi specifici di apprendimento. L’inclusione è un atteggiamento interiore che va coltivato fin dalla prima infanzia. Se abituiamo i nostri studenti ad accettare che è bene emarginare un compagno, dobbiamo sapere che questi minori cresceranno in una società che non accoglie. Dovremmo forse smettere di parlare di accoglienza, di inclusione e di accettazione delle diversità? Dovremmo rassegnarci a un grigiore di sentimenti e a un mondo in bianco e nero che separa, suddivide e classifica, in nome di un presunto bene superiore?

La Scuola Che Accoglie non è un’associazione, un partito, un sindacato. La Scuola Che Accoglie è un movimento che si identifica con la Scuola stessa e rappresenta un monito per tutti a rammentarci che abbiamo il dovere di salvaguardare l’identità della Scuola come istituzione che svolge un servizio pubblico aperto a tutti, nel quale sono tutelate la legalità e la privacy. La Scuola per prima deve offrire un esempio di costituzionalità e di legalità.

Una Scuola che accoglie non emargina, è sopra le parti, sostiene i diritti di tutti e rappresenta un luogo di condivisione e di accoglienza delle idee di ciascuno. La Scuola stimola lo sviluppo di opinioni proprie e fornisce gli strumenti per costruirle. Ogni opinione è rispettabile: la Scuola insegna il rispetto delle opinioni.

La Scuola è democratica e rammenta che in nessun corso di istruzione degno di tale nome viene imposta un’unica verità assoluta.

La Scuola Che Accoglie siamo noi: cittadini, genitori, studenti, alunni, bambini, pedagogisti, psicologi, educatori, insegnanti, dirigenti scolastici, professori universitari. Una Scuola che non accoglie non può definirsi Scuola. Chi difende una non accoglienza tradisce la missione della Scuola stessa: non è accettabile che una Scuola democratica si contrapponga ad alunni e famiglie.

Quale futuro si prospetta per la Scuola italiana?

Un mondo spaccato, una società disgregata e diffidente, una realtà sociale abietta e irragionevole dominata dalla paura e dalla rivendicazione?

Dove sono finite la Libertà, l’Uguaglianza, la Fraternità? Da dove derivano i nostri diritti, se non dagli ideali della Rivoluzione Francese, dal Risorgimento, dai Partigiani, dalle lotte sociali degli anni ’60-’70?

È a rischio l’integrità della Scuola. Se si negano i principi che sono posti a fondamento della Scuola, verranno intaccate anche le figure professionali che in essa operano.

Ciò che sta alla base della Scuola è la relazione educativa in presenza. In questo contesto, chi corre il pericolo più grave è la Scuola stessa e di riflesso tutti i suoi alunni e le famiglie, non viceversa.

La Scuola che accoglie siamo tutti noi e abbiamo il dovere di difenderla.

La Scuola Che Accoglie